Looper: un action thriller sui viaggi temporali

Looper
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Dal 23 gennaio Netflix vi porrà questa domanda esistenziale: se potessi viaggiare nel tempo, cambieresti il passato dell’intera umanità? Cosa faresti se avessi la possibilità di uccidere Hitler da bambino? Cambiare il passato – anche solo di una virgola – comporterebbe conseguenze sconvolgenti sull’umanità.

Il tema del viaggio nel tempo – e in particolare del paradosso temporale – è tra i più sfruttati nel cinema, per citare solo alcuni film Ritorno al futuro, Terminator, Doctor Who, Donnie Darko.

Looper si inserisce in questo filone e si apre nel 2044 in una realtà di degrado e miseria morale. I paesi una volta in via di sviluppo, come la Cina, sono diventate le nuove superpotenze mondiali mentre gli Stati Uniti sono un paese federale ormai allo sbando e corrotto. In uno scenario simile si aggirano i cosiddetti looper, un gruppo di killer professionisti incaricati di commettere omicidi su commissione a spasso nel tempo. Questo mestiere garantisce ai looper una vita agiata e comoda ma lo scotto da pagare è salato e tutti i nodi vengono al pettine prima o poi. Una volta terminata la carriera, i looper ricevono una sostanziosa buonuscita e si ritirano a vita privata per trent’anni con il rischio, tuttavia, di essere uccisi da un altro killer di professione, paradossalmente dal se stesso venuto dal passato.

Ed è proprio in questa dinamica che si inserisce Joe Simmons, interpretato da Bruce Willis, che giunto a fine carriera rischia di essere ucciso dal se stesso di trent’anni prima, il giovane Joseph Gordon-Levitt. C’è solo una piccola differenza: il maturo Joe Simmons ha ora un motivo per restare in vita e ha qualcosa d’importante per cui lottare.

Looper è una storia sfaccettata e ricca di sfumature: emozione, pathos, azione e fantascienza per un film che racconta il lavoro sporco di un assassino, l’amore tra una madre e un figlio e la possibilità di viaggiare nel tempo.