Non c’è bisogno di incantesimi, se c’è di mezzo il papà dei Simpson

Disenchantment
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Matt Groening colpisce ancora. Il creatore del cartoon più cult di tutti i tempi, vale a dire I Simpson, è pronto a giocare una nuova, inaspettata carta. E a vincere ancora la sua partita fatta di disegni animati, umorismo politicamente scorrettissimo e personaggi già destinati a diventare delle piccole grandi icone. Il titolo della sua ultima fatica, disponibile con tutti i suoi episodi dal 17 agosto su Netflix, è Disenchantment, e cioè Disincanto.

Stavolta l’azione non è più ambientata in uno scenario della vita di tutti i giorni com’era la cittadina di Springfield in cui risiedevano Homer e famiglia. Qui siamo in pieno territorio fantasy, per la precisione nel regno medievale di Dreamland. Lì vive Bean, una giovane principessa che alza il gomito con estrema facilità, insieme al suo compagno elfo, molto semplicemente chiamato Elfo, e al suo demone personale, di nome Luci. Le loro disavventure coinvolgono le creature che ci si aspetta di incontrare in un mondo come quello: orchi, spiriti, arpie, troll, ma anche tantissimi umani fuori di testa, quelli che Groening ha imparato a farci amare in più di vent’anni di lavoro.

Il disegnatore più folle d’America ha definito Disenchantment «un racconto sulla vita e sulla morte, sull’amore e sul sesso, e soprattutto sulla capacità che tutti dobbiamo avere di ridere anche se viviamo in un mondo fatto di dolore e idiozia, dove c’è sempre qualche mago pronto a dirci quello che dobbiamo fare e cosa dobbiamo pensare».

Il fatto che Matt Groening firmi una nuova serie di animazione è già un evento di per sé. Che poi sia così follemente fantasiosa, ma al tempo stesso vicinissima all’attualità di tutti i giorni, la rende già un appuntamento imperdibile per tutti i fan e non solo.